A proposito di storia della psichiatria
DOMENICA de Il Sole 24 Ore ospita in prima pagina un articolo dello storico Sergio Luzzatto che ripercorre la storia della psichiatria italiana, oggetto di alcuni libri recenti (tra questi anche il saggio di Paolo Francesco Peloso "La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza 1922-1945" editore Ombre Corte). Istruttivo.
Verso una Carta Etica per la salute mentale
Nel 2008 ho coordinato un gruppo di lavoro con l'obiettivo di realizzare una bozza di Carta Etica per il Dipartimento di Salute Mentale. Questo documento è ora pronto per il suo compito primario, quello di avviare una discussione ampia tra gli operatori, i dirigenti e i cittadini. Ma in quali forme? Con quali tempi e modalità? Stiamo cercando di rispondere a queste (e altre) domande, per riuscire ad avviare un processo di elaborazione e condivisione "dal basso" che non si riduca a pubblicare un bel documento solo come una formalità. Il coinvolgimento di tutti mi sembra l'elemento essenziale di una professionalità eticamente orientata. Vi terrò informati.
Segnalazione interessata ...
... non so quanto interessante ...
L’ultimo numero della rivista Psichiatria di Comunità (VOLUME VII N. 3 SETTEMBRE 2008) - rivista ufficiale della Società Italiana di Psichiatria - contiene un mio intervento sulle criticità e priorità della psichiatria italiana, intitolato “Fieldwork: annotazioni di uno psichiatra di provincia”.
La pertinenza del libro
La Repubblica pubblica oggi la lettera di un "un ragazzo di diciotto anni diplomato al Liceo Classico", un aspirante medico che avrebbe fallito il test di ammissione per iscriversi alla Facoltà di Medicina. Il ragazzo si lamenta perchè una delle domande del test riguardava un romanzo, in particolare si chiedeva l'autore di "Và dove ti porta il cuore". Secondo il ragazzo non si tratta di un argomento pertinente per valutare le capacità e potenzialità di un futuro medico.
Ovviamente ha torto. Intanto la domanda non era poi così difficile. Se uno studente di 19 anni non ha sentito parlare della Tamaro vuol dire che non ha mai messo piede "spontaneamente" in una libreria. Brutto segno, per uno che vuol intraprendere una carriera in cui è necessario leggere migliaia di articoli e di libri, una professione che richiede una conoscenza approfondita del linguaggio che è uno strumento di lavoro e non un optional.
Poi occorre aggiungere che un medico, secondo me, dovrebbe essere mediamente colto. Lo pensano anche le università americane o inglesi, dove si insegna la medicina anche attraverso le medical humanities, con corsi e seminari sempre più seguiti.
Trovo rassicurante che i test di ammissione a Medicina contengano domande sulla letteratura. La biologia e la chimica sono importanti, ma poi la clinica è tutta un'altra faccenda. Di fronte al malato, il medico ha bisogno di tutte le sue qualità "umane" per essere all'altezza del compito. Non gli bastano le pure conoscenze nelle varie discipline. Questo fatto implica che occorre valutare il complesso di queste qualità, nei limiti di un test scritto, per cercare di ammettere a Medicina giovani con un bagaglio di conoscenze, certo, ma soprattutto con apertura mentale, curiosità e interesse per tutte le opere dell'essere umano. Non fosse altro che per il fatto che ci si dovrà occupare di essere umani, mica (solo) di organi e di molecole.
Un blog per le MH
Segnalo un interessante, utile e autorevole blog per chi si interessa di medical humanities. Si tratta di un blog dedicato a questo tema dal BMJ Group Blogs, in collegamento con la rivista omonima. Il blog è curato da Deborah Kirklin. Merita di essere seguito. Lo trovate qui.



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