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La cura della cura

di fabiofoti (18/05/2008 - 15:44)

Perché tante persone preferiscono rivolgersi a “curatori” estranei alla medicina “scientifica”, invece che al proprio medico di medicina generale o all’ospedale? Inutile nasconderselo, in parte è colpa del modo in cui vengono preparati i medici all’Università. Naturalmente non c’è solo questo, perché bisogna tener conto anche delle questioni relative al modo in cui si forma la “medicina popolare”, che sono decisamente più determinanti. Tuttavia, se la medicina scientifica vuole riguadagnare un po‘ di terreno nella fiducia dei pazienti, forse occorre proprio cominciare dalla formazione universitaria. Lo dice chiaramente anche Umberto Veronesi in un suo intervento su La Repubblica di ieri:

 

“Penso che il vuoto creato dal tramonto del medico-sacerdote e del medico-padre  va colmato con un più intenso rapporto psicologico, fatto di condivisione razionale e di empatia. Che vuol dire immedesimazione nei bisogni e i problemi del malato. Vuol dire anche capire dove sono per quella persona il limite tra il dire e il non dire e i confini entro cui sacrificare lo spazio del possibile. Pochi spiegano ai futuri dottori, che vengono formati in modo sempre più specialistico, che il loro compito primario sarà di occuparsi dell’uomo, che non si potranno concentrare solo sulle malattie ma dovranno ragionare su come creare e mantenere un rapporto con il paziente”.

 

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