Marzo 2008

DLMM GVS
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag ivg
Pagine:

194

di fabiofoti (05/03/2008 - 13:43)

Quello che succede in giro è noto: la 194 ancora sotto tiro, bizzarre alleanze tra atei-devoti e cattolici, tentativi di ritorno al passato. In tutto questo fervore regressivo, non ho potuto fare a meno di ripensare alle mie esperienze professionali. La mia tesi di laurea era dedicata alla consulenza psichiatrica per l’interruzione volontaria di gravidanza dopo il novantesimo giorno. In seguito, ho effettuato numerose volte questo tipo di consulenze richieste dai ginecologi. Tutte queste esperienze mi hanno insegnato molte cose, ma una in particolare mi torna adesso alla mente. Si trattava sempre di situazioni di estrema drammaticità, in cui era al centro un vissuto dolorosissimo di fallimento, di perdita, e di lacerante conflitto. Ho sempre provato una commozione profonda di fronte alle donne che ho incontrato in questi casi. A volte mi sono sentito quasi sopraffare dal dolore indicibile che incontravo, dai silenzi che sembravano spalancare un abisso senza fine, dal pianto che giungeva inesorabilmente durante il colloquio.

 

Spesso tutto quello che sentivo di poter fare era restare semplicemente lì, in ascolto rispettoso, testimone di una condizione difficilissima, comunque terribile. Quelle situazioni mi apparivano ingiudicabili. Sentivo che non si può umanamente essere vicini a questi drammi ed essere nello stesso tempo giudici etici di quei comportamenti. Come si può fare la morale a queste persone? Con quale coraggio, anzi, con quale viltà? Io quel dolore l’ho visto. E mi sembra semplicemente impossibile che si possa giudicare chi l’ha provato o l’atto correlato a quel dolore. Non rispettarlo e non accettarlo è insensato dal punto di vista etico, a voler essere generosi. Ma è peggio di così, è il segno di un’incapacità di condividere, di capire, persino d’amare. Tutte le belle parole delle dottrine vanno qui in frantumi e resta solo il deserto del dogmatismo. Un pensiero senza comprensione della vita che pretenderebbe di saperla difendere.

 

A questo pensavo.

 

Vota questo post